Reduce da una stagione terminata con l’eliminazione nei quarti di finale ad opera della Scovolini, targata Bianchini e guidata in campo da Norm Nixon (subentrato al tagliato Drew), poi sconfitta in semifinale da Milano (con il famoso episodio della monetina che colpì Meneghin), la dirigenza varesina decide di cambiare volto ed impostazione della squadra.
Partito Joe Isaac ed il suo passing game, che aveva fruttato due vittorie della regular season ed una finale di coppa Italia (persa dopo due supplementari contro la Caserta di Oscar), ma poche soddisfazioni nei play-off, in panchina si siede Giancarlo Sacco.
Sul parquet, invece, la principale novità è il lancio in quintetto di Stefano Rusconi, promettente, anche se inesperto, centro, che affiancherà il navigato ed affidabile Corny Thompson. Confermato il resto del roster (Sacchetti, Vescovi, Caneva, Boselli, Ferraiuolo), con la sola aggiunta del paisà da Vermont Joe Calavita, resta da sciogliere solo il nodo del playmaker straniero cui spetterà il compito di guidare la squadra.
La ricerca si concentra, come spesso accade, sul mercato USA, nella speranza di portare a casa la firma di qualche buon giocatore del sottobosco Nba. Il tempo però stringe e la dirigenza varesina non è ancora riuscita ad inchiostrare nessuno. Si rincorre qualche nome (l’eterno promesso sposo Rickey Green non varcherà l’oceano nemmeno in questa occasione), ma sostanzialmente il piatto piange.
Alla fine viene firmato Wes Matthews; uscito da Wisconsin e scelto nel 1980 da Washington e passato, in successione, anche da Atlanta, Phila, Chicago e San Antonio. Nell’86/87 approda ai Lakers dove, come riserva di Magic giocando una decina di minuti a partita, vince due anelli Nba.
Voci più o meno indiscrete lo danno come “il giocatrore di maggior talento dei Lakers dopo Magic”, affermazione che fa a pugni con la carriera ed i numerosi fogli di via collezionati fino a quel punto. Qualcosa ovviamente a livello caratteriale non torna. Da questo punto di vista è emblematica la fotografia che lo ritrae in maglia Lakers insieme a Xavier McDaniel di Seattle, con quest’ultimo che gli stringe le mani al collo! Risultato finale: gli viene proposto un contratto a gettone.
Visto in allenamento dopo lo sbarco in Italia si ricavano queste sensazioni: altezza inferiore a 1.88, magrissimo, gambe arcuate da cowboy, velocissimo, fa canestro quando vuole, tiro stilisticamente rivedibile ma discretamente efficace anche dall’arco, se passa la palla lo fa o per un assist fulminante o per buttare il pallone alle ortiche, selezione di tiro quantomeno rivedibile, salta come un grillo con conseguenti schiacciate da brivido (accreditato di una 360° già alla high-school). In difesa gioca unicamente anticipando le linee di passaggio degli avversari (soprattutto il primo passaggio del play), per cercare di rubare palloni e buttarsi in campo aperto. Se il giochetto non gli riesce sostanzialmente resta a guardare.
L’esordio in campionato è in casa contro Desio; arriva una facile vittoria con una discreta partita di Wes (19 punti con 7 palle perse, 4 recuperi e 5 assist). Dopo una incolore prestazione in quel di Napoli (coronata comunque da una vittoria) c’è qualcosa da farsi perdonare e a farne le spese è la malcapitata Firenze di JJ Anderson: 37 punti (10/11 da 2 e 5/10 da 3), 4 assist, 5 recuperi e 6 perse. Ovviamente la prestazione è infiorettata da giocate spettacolari: il pubblico varesino ha trovato un nuovo idolo.
La stagione continua con la trasferta di Roma, dove i miliardi dei Ferruzzi hanno portato nella capitale Brian Shaw e Danny Ferry. Arriva un’importante vittoria di due punti e Wes si “limita” a 21 punti in 29 minuti.
All’appuntamento del derby contro Milano, Varese arriva quindi con una striscia aperta di 4 vittorie, che alimentano le speranze per una grande stagione. Anche questa volta Matthews non tradisce le aspettative e sciorina tutto il repertorio contro la squadra di McAdoo: 34 punti (11/13 da due), 3 recuperi, 5 assist e 8 perse. Milano soccombe e la sensazione è che agli uomini che coach Casalini gli alterna in difesa serva almeno uno scooter per non perdere le tracce dello scatenato ex-Laker, che vola come un indemoniato in contropiede ogni volta che ne ha la possibilità. Ciliegina sulla torta schiaccia in testa a McAdoo: il pubblico varesino è ormai ai suoi piedi.
Il prossimo avversario è la Virtus Bologna di Michael Ray Richardson e a questo punto è chiaro che contro giocatori dall’illustre passato Nba Matthews ci tiene a far bene. Questa volta si sfiora la tripla doppia con 28 punti (7/11 da 2 e 3/5 da 3), 7 rimbalzi, 9 recuperi e 4 assist. Oddio ci sono anche 11 palle perse (seconda peggior prestazione nella storia del basket italiano), ma Bologna finisce asfaltata a meno 23, con tanto di rissa tra Richardson e Wes.
Arriva la trasferta con Cantù e dopo pochi minuti Matthews ha già inchiodato una schiacciata in mezzo ai lunghi avversari. Concluderà con 20 punti, 7 rimbalzi e 4 assist. Le palle perse questa volta sono 6, ma arriva la settima vittoria consecutiva.
La striscia vincente si conclude tre giorni dopo contro Montecatini: Wes ne mette 15 con 5 assist, ma Mario Boni, che mette a referto 35 punti, è inarrestabile.
Con il successivo impegno di Treviso Varese ritorna alla vittoria, con Matthews da 16 punti e solo due palle perse. Nel frattempo la popolarità del nostro è alle stelle; arriva la copertina de “I Giganti del Basket” (nel servizio si fa ritrarre con alle dita i due anelli Nba) e, quasi a furor di popolo, il contratto fino al termine della stagione. Contemporaneamente iniziano a circolare voci di episodi poco edificanti, come l’abitudine di partecipare alle riunioni tecniche ascoltando musica in cuffia (con relativi sguardi fulminanti di coach Sacco al suo indirizzo). Sembra poi che, in occasione di una seduta di allenamento, si presenti in campo indossando i pantaloni della tuta; dopo una serie di intemperanze coach Sacco lo invita ad andarsi a cambiare e Wes, prima di imboccare il tunnel degli spogliatoi, si abbassa i pantaloni della tuta per mostrate che sotto indossava ….un paio di jeans (!!), segno evidente che la cacciata era assolutamente premeditata.
I pettegolezzi, o presunti tali, non fermano la voglia di vincere della squadra, che batte anche Livorno con 25 punti e 4 assist del playmaker americano.
Ovviamente viene convocato per l’All Star Game di Roma, dove si sfidano due selezioni rappresentanti del Nord e del Sud. Vince il Sud, ma i numeri di Wes, che segna, 35 punti lo impongono come Mvp dell’incontro. A macchiare la prestazione ci pensa la rissa finale con Oscar, dove vola anche qualche pugno, con tanto di match di rivincita disputato negli spogliatoi.
Dopo l’All Star Game arriva la sconfitta contro la Fortitudo Bologna. Wes segna 19 punti con 3 recuperi e 2 assist: il sacro fuoco che lo aveva fatto volare nelle prime gare sembra essersi affievolito. Ad ogni modo con 24 punti e 4 assist viene sconfitta anche Pesaro, che fino a quel momento aveva perso solo a Bologna.
Nella trasferta di Caserta succede l’irreparabile: a partita finita (persa di 7 punti) Wes (autore di 24 punti) avvicina l’arbitro Zeppilli e, a detta di questi, gli sputa addosso. Il risultato è prevedibile: squalifica di 4 giornate (poi ridotte a 3). La dirigenza, spinta anche da coach Sacco che non lo ha mai sopportato, decide di tagliarlo. L’ultimo lampo del folletto americano su un parquet italiano è il seguente: palla nell’angolo, finta di tiro da 3 sulla quale il difensore abbocca, penetrazione fulminante sulla linea di fondo e schiacciata a due mani sull’inutile aiuto del lungo avversario.
La decisione di tagliare Matthews viene presa malissimo dalla tifoseria che, nel successivo impegno casalingo contro Reggio Emilia (nel frattempo era giunta la sconfitta contro Reggio Calabria), minaccia di contestare la squadra. La partita inizia in un’atmosfera irreale, con il pubblico più impegnato a discutere di quanto deciso dalla società che a seguire quanto accade in campo. Improvvisamente il colpo di teatro: dall’ingresso dei parterre indossando una cappotto degno del Dottor Zivago con tanto di colbacco (!) entra Matthews, che prende tranquillamente posto tra le prime file. Il pubblico reagisce con un boato e scandisce a gran voce il nome del nostro, che risponde con un cenno della mano e inizia a firmare autografi. I suoi ex-compagni perdono la partita.
L’ultima chicca, si dice, è il regalo di Natale che fa recapitare a tutti i compagni; rappresentato da un enorme cesto di frutta. Il conto viene fatto recapitare alla società.
A sostituirlo viene chiamato Frank Johnson, detto “la rana”, solido play ex Nba. Con lui Varese, che si conferma una signora squadra, arriva fino alla finale scudetto contro Pesaro, dove, causa anche il ginocchio di Sacchetti finito sbriciolato in gara-2, viene sconfitta in quattro partite.
Intanto Matthews, dopo un decadale con Atlanta, finisce a sbarcare il lunario tra le Filippine e le leghe minori USA; sul suo comportamento dentro e fuori dal campo si allungano le ombre dell’utilizzo di una certa polvere bianca niente affatto legale.
Queste voci non possono però intaccare il valore di un giocatore unico, capace di regalare lampi incredibili e far balzare in piedi chi ha avuto la fortuna di assistervi. Se bastano solo 13 partite giocate (10 vittorie e 3 sconfitte) per rimanere, a vent’anni di distanza, nei ricordi di chi ha vissuto quello scampolo di stagione, vuol dire che Wes resta uno dei più talentuosi giocatori visti a Varese, e la cosa non è da poco.
Appese le scarpe al chiodo Wes ha lavorato come preparatore con alcuni giocatori Nba ed allenato nelle minor league americane. Suo figlio Wes Jr., dopo la carriera universitaria a Marquette, ha buone possibilità di entrare nella Nba.